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Le Navi Romane, Tipologia,tecniche di costruzione,glossario

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view post Posted on 23/10/2008, 21:57 Quote
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TIPOLOGIA

Diverse erano le navi romane;si iniziera' con quelle maggiormente "rappresentative" della flotta romana:
le naves onerariae deputate al trasporto merci e in alcuni casi anche a quello militare(cavalli,soldati) e le naves longae cioe' le navi da guerra.


NAVES ONERARIAE

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Le navi onerarie erano navi piu' corte e piu' larghe rispetto a quelle da guerra;di aspetto tondeggiante,la loro lunghezza corrispondeva a circa tre volte la loro larghezza, che era a sua volta il doppio del pescaggio (nella media una nave era lunga 19 metri, aveva una larghezza di circa 6 e un pescaggio leggermente inferiore ai 3 metri). La prua era arrotondata e spesso dotata di un tagliamare, un dispositivo per migliorare la qualita' della navigazione; la poppa poteva terminare con una testa di cigno rivolta all'indietro ed era spesso appesantita da decorazioni, sculture e motivi architettonici. Talvolta le navi possedevano una scialuppa di approdo, che veniva lasciata in mare assicurata alla poppa. Nella maggior parte dei casi la cabina si trovava a poppa e sul suo tetto era posizionato il timoniere;a poppa erano presenti due unita' remo-timone uno per lato fissati tramite corde. Questi erano manovrati da una barra trasversale , il clavus, inserita nella testa del remo perpendicolarmente a questo,che li faceva ruotare sul proprio asse; questo tipo di timone non necessitava di un grande sforzo fisico da parte del timoniere. Generalmente queste imbarcazioni si muovevano grazie alla forza del vento, che andava a gonfiare le vele: sull'albero maestro,fissato nella parte centrale della chiglia, era tesa una grande vela quadra o trapezoidale, sopra alla quale poteva trovarsi una piu' piccola vela triangolare. A prua si trovava un secondo albero inclinato in avanti come un trinchetto e un terzo albero poteva essere presente a poppa. Tutte le navi erano comunque dotate di remi, utilizzati soprattutto nelle manovre di allontanamento e di avvicinamento;infatti il numero di rematori era esiguo perche' lo spazio era destinato per lo' piu' al carico.
Per quanto riguarda il tonnellaggio questo variava a seconda delle esigenze commerciali e lacapacita' di trasporto era calcolata in anfore (45-50 chilogrammi) o modii (circa 6.6 chilogrammi). La capacita' di 10.000 modii di grano (circa 70 tonnellate) era il limite inferiore per le navi di tonnellaggio medio, che potevano servire lo stato occupandosi dell'approvvigionamento di Roma e godere quindi di determinati privilegi(cioe' chi possedeva una nave poteva metterla a disposizione);la maggioranza delle imbarcazioni impiegate era di 3.000 anfore (150 tonnellate). Esistevano anche le muriophoroi, letteralmente "portatrici di 10.000 anfore" (500 tonnellate), considerate le navi piu' grandi del periodo fine-repubblicano ed imperiale,e navi capaci di trasportare fino a 1200 tonnellate come la Isis,nave della flotta granaria di Alessandria,descritta da Luciano (Navigium, 5), lunga 53 metri, larga 14 e alta circa 13 metri dalla chiglia al ponte.{Queste informazioni ,secondo me,sono utili per capire la grandezza di queste navi per cui non potremmo ruolare la consegna ad un singola persona ma per lo meno ad un piccolo equipaggio!}

SPOILER (click to view)
La maggior parte delle navi onerarie trasportava merci di varia natura:vino, olio, conserve di pesce, di frutta, frumento e altri generi alimentari (contenuti in anfore impilate nelle stive a formare diversi piani),le spezie provenienti dall'Oriente, il garum (salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato),l'incenso.Ma in queste navi potevano essere trasportate anche opere d'arte come statue e suppellettile di lusso, ( probabilmente entro imballaggi di paglia e avvolti da tessuti pesanti per attutire i colpi ed evitare danneggiamenti nel corso della navigazione) ,i marmi, gli animali.Le navi potevano prendere il nome dal tipo di merce trasportata :frumentariae,vinariae,bestiariae,lapidarie,etc.
Per la stabilita' della nave era importante la presenza della zavorra (da saborra, sabbia) che era onnipresente nelle stive senza la quale il pescaggio non sarebbe stato sufficiente. Oltre alla sabbia, anche pietrame di varia pezzatura,macine,rottami, erano utilizzati per questa funzione e, in qualche caso, anche i legumi. In ogni caso si cercava di non ritornare dal viaggio con la nave priva di un certo quantitativo di carico; se questo fosse stato di peso inferiore a quello del viaggio di andata, la differenza era rimpiazzata dalla zavorra
Poiche' all'epoca non esistevano navi passeggeri,questi viaggiavano sulle navi merci.Le condizioni dei passeggeri erano sicuramente molto alla buona, poiché le cabine di poppa erano assegnate solamente ai più abbienti e non sempre le navi commerciali disponevano di questa comodità. Il resto delle persone dormiva all’aperto sul ponte, solo con qualche stuoia e qualche tenda come riparo, considerato che il clima era comunque mite. I passeggeri che si trovavano peggio erano quelli alloggiati nella stiva, tra il carico di merci. L’approvvigionamento di cibo era a carico dei passeggeri ed era costituito per lo più da pesce secco, carne e farinacei; solo l’acqua era messa a disposizione dalla nave.
Gli alimenti necessari al sostentamento dell'equipaggio erano conservati alliinterno di contenitori, quali anfore, ceste o sacchi. La scorta per la navigazione comprendeva alimenti liquidi (acqua potabile, vino, olio e garum) e alimenti solidi (cereali, olive, frutta fresca o conservata, legumi, carne affumicata o sotto sale). Nella cabina potevano essere riposti anche oggetti personali dell'equipaggio o dei passeggeri, quali indumenti, calzature, anelli oppure i dadi che, custoditi in apposite scatoline o sacchetti, servivano come passatempo in viaggio. A bordo non mancavano i medicamenti, utili nel caso di mal di mare, mentre monete e bilance (stadere) venivano usate, una volta giunti in porto, per le transazioni commerciali. Per l'illuminazione si faceva grande uso di lucerne.
Le pratiche di culto non venivano trascurate dai marinai e a bordo potevano posto piccoli altari portatili e immagini di divinita'.Infatti la religione era un elemento molto importante per coloro che andavano per mare; i marinai erano molto superstiziosi ed osservavano precise consuetudini che avevano come fine il buon esito del viaggio. Sulla prua della nave erano generalmente dipinti due occhi con significato apotropaico, cioè per allontanare gli spiriti maligni. Si cercava di avere a bordo un uomo pio e allontanare gli empi, per propiziarsi gli dèi; si era molto diffidenti verso le donne. Ci si affidava alle divinità protettrici della navigazione, tra cui le principali erano Castore e Polluce, Iside e Serapide. Sacrifici e preghiere venivano effettuati prima della partenza, durante la navigazione e prima di entrare in un nuovo porto; accadeva anche che si compissero riti sacri nel passare vicino ad un famoso tempio o nel momento del pericolo.
Durante la navigazione, l'equipaggio, se non impegnato nelle manovre della nave, oltre alle pratiche religiose poteva attendere ad attivita' di manutenzione, come la riparazione di vele con aghi in osso, oppure alla pesca, utile per arricchire con alimenti freschi la povera dieta di bordo.
Tra gli attrezzi piu' comuni, ricordiamo lo scandaglio che, munito nella sua parte inferiore di una cavita' riempita di resina, serviva per conoscere natura e profondita' del fondale nonche' a seguire la rotta e a riconoscere i migliori luoghi di ancoraggio,oppure esamplari di macine a mano utilizzate a bordo per ricavare la farina dai cereali e preparare, cosi', polente, zuppe o pagnotte.

Grazie alle rappresentazioni di navi su mosaici sappiamo che queste venivano solitamente colorate, in particolare con il porpora, il blu, il bianco, il giallo e il verde; alcune navi da guerra venivano dipinte con un colore “mare” per non essere individuate troppo facilmente.Ogni nave aveva un suo nome, generalmente maschile se nave romana e femminile se nave greca; i nomi potevano essere luoghi geografici, divinità marine o protettrici della navigazione e anche nomi astratti. Solitamente tutte le imbarcazioni portavano con sé una statua evocativa del loro nome, che quasi mai era scritto sulla nave.
Il personale nei porti era molto vario e per lo più di umili origini. Vi erano fabri navales, i carpentieri e i costruttori; velarii, che fabbricavano e riparavano vele; vari tipi di scaricatori; mensores, che controllavano i carichi e i contenuti delle navi; tabularii, una sorta di ragionieri che registravano ciò che veniva misurato; horrearii, custodi dei magazzini.
Per quanto riguarda il personale della nave, oltre a rematori e marinai, le personalità più importanti erano: il gubernator, capitano e spesso anche timoniere; il proreute o pausarius, secondo e nostromo; il thoicharkos, una sorta di commissario di bordo che si occupava anche dei rapporti con i passeggeri; il diaetarius, che occupava la cabina della nave ed era forse lo scrivano; l’exercitor, l’armatore, che non era quasi mai a bordo.



NAVES LONGAE

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Le navi da guerra erano piu' lunghe e affusolate rispetto a quelle onerarie per essere piu' manegevoli e
piu' veloci nell'acqua.A tal proposito notevole era il numero dei rematori che occupavano in genere due file appaiate o tre sovrapposte su piani sfalsati al di sotto del ponte (vedi foto
SPOILER (click to view)
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).Nelle quadriremi e quinqueremi la disposizione cambiava; in generale gli ordini erano di due o tre e ciascun remo era manovrato da più rematori.Nelle navi da guerra si crede che vi fossero due ponti con i rematori in mezzo separati da una corsia longitudinale.
La propulsione avveniva inoltre anche attraverso le vele situate su un albero al centro e forse anche a prua inclinato(come le onerarie?);all'avvistamento del nemico le vele venivano ammainate e l'albero poteva essere rimosso adagiandolo sul ponte per facilitare le operazioni miliatri.
Caratteristiche peculiari delle navi da guerra erano il rostrum,sperone di ferro a tre punte localizzato a prua ,che serviva a speronare le navi nemiche e facilitarne l'abbordaggio,(ogni nave, inoltre, era munita di un antirostro una sorta di speroni che evitavano l’eccessivo inserimento nel corpo della nave nemica speronata, e che permetteva di sganciare facilmente il rostro dopo l’attacco), i corvi che erano una sorta di ponte elevatoio girevole situato a prua terminante in un uncino che venivano abbassati grazie ad un sistema di carrucole sulla nave nemica per permettere l'aggancio il passaggio dei soldati romani che si riversavano cosi' sulla nave nemica,delle torrette presenti a poppa su cui si posizionavano gli arcieri (che scagliavano frecce di fuoco) in modo che potessero tirare da una posizione rialzata e quindi piu' vantaggiosa, e sul ponte onagri (sorte di catapulte) che sparavano vasi pieni di carboni ardenti e di pece e balistae che sparavano frecce di 1m di lunghezza a oltre 200m di distanza.L'energia cinetica era immagazzinata in matasse di crine, umane o animali, o in fasci di nerbo di bue, che lavoravano per torsione e la cui tensione era regolata con dispositivi straordinariamente sofisticati, al servizio della precisione del tiro.Passiamo in rassegna ,brevemente,alle navi da guerra piu' comuni:

BIREME:lunga ( a seconda delle epoche) circa 24 metri e larga poco piu' di 3 con due file posizionati sulla stessa panca.Soppiantata ben presto dalla trireme

TRIREME: lunga oltre i 40 metri e larga poco piu' di 6,tre file di rematori ( fino a 170) Queste navi, costituivano la vera "spina dorsale" della marina romana. Poteva trasportare una centuria (80 unomini) di fanti di marina.

QUADRIREMI e QUINQUEREMI:erano navi molto simili per dimensioni , lunghe circa 48 metri larghe 8 con un pescaggio di un metro circa .Esse rappresentavano le corrazzate dell'epoca e presentavano du corvi (uno a prua e una poppa) baliste,onagri,torrette.La quadrireme ospitava 240 rematori,15 marinai e 120 fanti di marina ;la quinquereme 300 vogatori 50 marinai 120 fanti!

ESAREME questa nave, in epoca imperiale, raggiungevano i 70 m di lunghezza e gli 8 m di larghezza ed erano navi utilizzate per il trasporto per lo piu' di ammiragli e alti ufficiali(nave ammiraglia detta anche navis pretoria) ma essendo armate come le altre,potevano partecipare agli scontri

Un tipo particolare di nave era la liburna (il cui nome forse originava dai Liburni pirati dela Dalamzia) ,nave di medie dimensioni ,dotata di due ordini di remi altamente veloce e manovrabile utile quinidi per inseguimenti,per il supporto logistico e il rapido trasporto delle truppe,per il soccoroso.Venne utilizzata sopratutto nelle flotte fluviali lungo il reno e il Danubio e contro i pirati nell'Adriatico.

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Il comandante della flotta intera era il praefectus classis o legatus classis(che si trovava nella navis pretoria ,ammiraglia), che anticamente era il console in persona; capitano di ciascuna nave era invece il nauarchus.I prefecti sottostavano a loro volta al Magister classis(capo di stato maggiore della marina). La flotta principale aveva seda a Capo Miseno e un'altra a Ravenna ma le coste del Mediterraneo erano piene di flotte cosi come i fiumi del Nord Europa. I rematori, chiamati remiges, erano per lo più schiavi obbligati a remare, seguendo il tempo scandito dall’hortator. I marinai, in latino nautae, erano solitamente liberti o uomini forniti dalle città alleate di Roma. I classarii erano invece i marinai che partecipavano ai combattimenti.

Alcuni nomi di navi

Esereme: OPS "Forza"

Quinquireme: VICTORIA

Quadriremi : FIDES, VESTA, VENVS, MINERVA, DACICVS, FORTVNA, ANNONA, LIBERTAS, OLIVVS.

Triremi : CONCORDIA, SPES, MERCVRIUS, IVNO, NEPTVNVS, ASCLEPIVS, HERCVLES, LVCIFER, DIANA, APOLLO, VENVS, PERSEVS, SALUS, ATHENONIX, SATYRA, RHENVS, LIBERTAS, TIGRIS, OCEANVS, CVPIDVS, VICTORIA, TAVRVS, AVGVSTVS, MINERVA, PARTICVS, EVFRATES, VESTA, AESCVLAPIVS, PIETAS, FIDES, DANVBIVS, CERES, TIBVR, POLLVX, MARS, SALVIA, TRIVNPHVS, AQVILA, LIBERVS PATER, NILVS, CAPRVS, SOL, ISIS, PROVIDENTIA, FORTVNA, IVPPITER, VIRTVvS, CASTOR.

Liburne :AQVILA, AGATHOPVS, FIDES, AESCVLAPIUIS - IVSTITIA, VIRTVS, TAVRVS RVBRVS, NEREIS, CLEMENTIA, ARMATA, MINERVA.


La navigazione commerciale sul Tevere

Merita particolare attenzione la navigazione praticata sul Tevere dal porto di Ostia fino a Roma; le merci erano trasportate in città grazie ad una complesso sistema affidato ai navicularii, proprietari delle imbarcazioni che svolgevano questo servizio. Vi erano moltissimi tipi di barche, ognuno delle quali svolgeva una particolare funzione:

Lenunculi: queste imbarcazioni, le più comuni, non avevano grandi dimensioni ma erano solide e stabili, nonché abbastanza veloci grazie ai molti rematori; per queste particolari caratteristiche venivano utilizzate come rimorchiatori per far entrare ed uscire le navi dal porto.

Scaphae: queste piccole imbarcazioni a remi con fondo piatto erano impiegate sia per il trasporto di merci e persone da una sponda all’altra sia come aiuto durante le manovre delle grandi navi.

Lintres: erano così definite le tipiche barchette fluviali, che avevano scafo stretto e allungato, basse fiancate e fondo piatto.

Naves caudicariae: tipiche del Tevere, queste erano le navi vere e proprie per il trasporto fluviale, avendo come caratteristiche una chiglia a carena piatta e un albero maestro reclinabile che poteva essere utilizzato come braccio di sollevamento per le merci; generalmente venivano impiegati per il trasporto di carichi molto pesanti perciò, poiché non potevano fare manovre con le vele o risalire la corrente remando, erano assicurati con delle funi a delle coppie di buoi che risalivano la riva destra del Tevere.


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Ancora navi!

Actuaria: Nave leggera, scoperta,non adatta al combattimento

Celox: Nave leggera e veloce usata militarmente con funzioni tattiche e ausiliarie

Corbita: Nave da trasporto fornita di due alberi, su uno dei quali si ponevano come segnale delle ceste (corbes)

Cubicolata: Nave cabinata

Cymba:Barchetta usata per lo più per navigare sui fiumi

Linter: Barca, piroga, zattera. Piccola imbarcazione ricavata da un tronco incavato o costituita da assi inchiodate insieme, usata per l'attraversamento dei fiumi

Myoparo: Nave usata di solito dai pirati, molto veloce e maneggevole

Phaselus: Battello di forma intermedia tra quella arrotondata della oneraria e quella allungata della nave da guerra. Era usato come
scialuppa per l'avvicinamento alle navi più grandi o come imbarcazione da diporto.

Ponto: Grande battello a fondo piatto, impiegato soprattutto in Gallia ed utilizzato per il trasporto di persone o cose.

Ratis: Zattera,imbarcazione semplice

Scapha: Scialuppa, piccolo battello imbarcato sulle navi più grandi o che le seguiva a traino

Speculatoria: Nave da esplorazione. Era una nave leggera e veloce, spesso mimetizzata con colori marini, per svolgere il suo compito
senza essere notata

Se volete vedere altri immagini visitate i siti seguenti: http://www.scuola3d.eu/lavorileonardo/vipi...navi_romane.pdf http://it.wikipedia.org/wiki/Marina_militare_romana http://utenti.lycos.it/marimini/blog/3/navi_romane.pdf


Edited by KyrosMa - 17/4/2009, 20:40

K Y ROS
 
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view post Posted on 26/10/2008, 17:22 Quote
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TECNICHE DI COSTRUZIONE

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L' Ossatura principale dello scafo e' costituito dalla:
a) chiglia , lunga trave di sezione rettangolare o quadrata, sistemata nella parte più bassa dello scafo, che costituisce l'elemento longitudinale principale e più robusto dello scafo che corre da prua a poppa(n.1)(nelle navi romane potevano essere affiancati piu' assi di legno);
b) costole,dette anche ordinate, che sono incastrate trasversalmente sulla chiglia. Esse, nella parte centrale dello scafo assumono una forma simile ad una U, mentre man mano che si procede verso prua e verso poppa, si rastremano assomigliando ad una V. La parte più bassa delle costole, quella che si incastra sulla chiglia, prende il nome di madiere (indicato dal n.2 nel disegno sottostante), le due parti curve che seguono il madiere prendono il nome di ginocchio o staminale (n.3).Le due parti pressochè verticali, che si trovano al di sopra dei ginocchi, sono chiamate scalmi (n.4).
c) Le costole vengono tenute salde sulla chiglia da un'altra trave longitudinale sistemata al di sopra dei madieri, chiamata paramezzale(n.6)
d) A prua e a poppa la chiglia si incastra con altri due pezzi strutturali che sono chiamati genericamente dritto di poppa e dritto di prua o tagliamare. Il primo è pressochè verticale . Il dritto di prua è più o meno inclinato in avanti ed è raccordato alla chiglia con un altro pezzo curvo, chiamato ruota di prua.
e)Sulla faccia interna degli scalmi delle costole sono incastrate delle travi longitudinali denominate dormienti (n.20). Queste hanno lo scopo di offrire il sostegno a quelle travi trasversali, leggermente convesse, chiamate bagli (n.5), sulle quali viene fissato il fasciame del ponte (N.17). I bagli sono tenuti saldamente al dormiente mediante un'altra trave longitudinale che viene disposta sopra le teste dei bagli e che è detta trincarino (n.21). All'interno dello scafo, fissate longitudinalmente alle costole, vi sono delle altre travi che hanno il compito di irrobustire longitudinalmente lo scafo e che prendono il nome di serrette (n.9).Serrette e ordinate costituiscono l'armatura della nave sulla quale viene applicato il fasciame esterno.
Sul fondo dello scafo, tra il paramezzale e le più basse serrette, viene sistemato un tavolato orizzontale, amovibile, che costituisce il piano di calpestio interno allo scafo. Questo tavolato prende il nome di pagliolato (n.18), mentre lo spazio compreso tra questo e il fondo dello scafo si chiama sentina (n. 19); in questa si raccolgono tutti i liquidi che, per una qualsiasi ragione, dovessero infiltrarsi nello scafo. Per questo motivo, sotto i madieri, sono praticati dei fori, che consentono all'acqua eventualmente imbarcata di poter liberamente scorrere, in modo che possa essere raccolta nella sentina. Questi fori sono detti bisce
La linea di galleggiamento, cioe' la linea lungo la quale la superficie dell'acqua lambisce la nave (e che varia secondo il carico), divide lo scafo in due parti: quella superiore, detta opera morta, e quella inferiore, detta carena o opera viva. I ponti si estendono da prua a poppa; il piu' elevato, che chiude lo scafo, si chiama coperta. Le aperture praticate nei ponti per accedere allo spazio sottostante si chiamano boccaporti, oppure, se servono solo per dare luce, osteriggi. Anche nelle murate possono essere praticate aperture a chiusura ermetica: gli oblo' e i portelloni di carico. Lo spazio interno sul fondo della nave e' detto sentina; quello soprastante nelle navi mercantili e' detto stiva ed destinato ad accogliere il carico.

Sperando che non vi siate suicidati l'architettura delle navi romane era molto simile a questa descrizione e si procedeva o partendo dalla chiglia e dall'ossatura interna(ordinate, un po' come la colonna vertebrale dalla quale si dipartono le ossa costali)sulla quale veniva applicato il fasciame oppure veniva costruito prima il guscio esterno e successivamente rinforzato all'interno con le travi disposte obliquamente a quelle esterne(quindi navi a doppio fasciame o addirittura a triplo fasciame).Le assi del fasciame esterno o erano inchiodate (Le chiodature sulle ordinate venivano eseguite con lunghi chiodi piegati e ripiegati in tre sensi. Per evitare l'ossidazione, i chiodi venivano battuti non nel legno del fasciame ma su di una specie di tappo di legno dolce che chiudeva il foro pu' largo predisposto per ricevere il chiodo stesso) oppure eranno tenute insieme mediante la tecnica del "tenone e della mortasa" cioe' in un asse di legno veniva scavato un incavo(la mortasa) nella quale si adattava una sporgenza opportunamente intagliata dell'altra (il tenone).I tenoni venivano bloccati da "spinotti" di ferro.In questo modo, le tavole del fasciame potevano mantenere la forma desiderata e il guscio acquistava un'eccezionale solidita' grazie ai numerosi collegamenti interni.
(in questo foto ho cercato di rendere l'idea ma non saprei se effettivamente le assi venivano collegate in questo modo
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Per quanto riguarda l'impermeabilizzazione si ricorreva a sostanza cerose e resinose ,ricavate forse dall'incisione degli alberi di pino o abete(oppure il legno, fatto a pezzi, si metteva a scaldare in fornaci con il fuoco acceso tutt’intorno, all’esterno. Un primo liquido cola come acqua da un canale e ha veniva utilizzato in in Egitto per imbalsamare ;il liquido che cola dopo questo è più denso e fornisce la pece liquida che, versata in caldaie di bronzo, viene fatta addensare, usando l’aceto come coagulante).L'interno dello scafo veniva tutto impermeabilizzato mentre esternamente solo la parte immersa nell'acqua.Le fiancate al di sopra della linea di galleggiamento erano dipinte a base di sostanze cerose o resinose.Le intercapedini tra le tavole del fasciame erano sigillate con fibre vegetali spesso canapa o stoppa,impregnate dello stesso materiale impiegato per l'impermeabilizzazione(calafataggio).Un altro metodo era l'applicazione di stoppa su tutte le tavole spalmate di minio di ferro. Sulla superficie cosi' preparata si stendeva un tessuto di lana imbevuto di sostanze impermeabili e sopra il tutto fogli di piombo fissati con una fittissima serie di piccoli chiodi di rame a testa larga, coronata di punte interne.

Per quanto riguarda la piegatura del legno si procede a fuoco vivo per piegare le tavole del fasciame scaldando solo la parte destinata alla piega oppure la classica (e piu' veloce) "bollitura" delle tavole lasciate in acqua calda per 24/48 ore ;il legno cosi' ammor bidito viene fissato su delle "forme" che fungono da stampo.Tuttavia questa tecnica puo' intaccarne la fibra e la resistenza.

La vela di lino o cucendo fianco a fianco vari teli di canapa (i ferzi), rinforzata con corde al suo perimetro e teli doppi nei punti di maggiore sforzo, veniva legata con numerosi lacci taurini alla lunga asta dell'antenna, che a sua volta, mediante legacci sempre di cuoio, è fissata alla parte terminale dell'albero della nave. Quest'ultimo, viene mantenuto fermo, oltre che dal suo piede posto nell'apposito incastro, da due grosse funi, (sàrte o sàrtie) che si dipartono rispettivamente da prua e da poppa. Le corde (scotte) ,una a destra e una a sinistra(poggia e orza), legate agli angoli inferiori della vela, servono a distenderla al vento. Il materiale usato per le sàrtie e le scotte è costituito da budella taurine intrecciate ritorte.L'intera attrezzatura velica è completamente smontabile, essa viene tolta quando lo scafo è tirato in secco, oppure quando, per bonaccia di vento, si ricorre alla sola forza dei rematori, quando infuria una tempesta o nelle operazioni militari. Nei casi in cui 'attrezzatura deve essere montata si procede incastrando il piede dell'albero nell'apposito alloggio, posto sulla trave di chiglia presumibilmente su una trave trasversale a quella di chiglia è poi stabilizzato dalle due sàrtie già descritte.

L'ancora era lo strumento di bordo piu' importante e, di solito, ogni nave ne possedeva piu' di una di diverse dimensioni.Era costruita in legno con ceppo di appesantimento in piombo oppure interamente in ferro.

Per quanto riguarda i tipi di legno utilizzati si sa che la chiglia e il paramezzale erano in quercia/pino/abete; i madieri in noce ed il fasciame in abete/olmo/noce; per l'ossatura interna, l'acacia; per il ponte e per le ordinate, betulla/faggio .L'abete e' utile anche per alberature, pennoni e piccole lavorazioni di bordo.



Glossario

A

Albero :L’albero di una nave costituisce la struttura destinata a sorreggere la velatura. Normalmente verticale o leggermente inclinato verso poppa, è individuato, in base alla posizione longitudinale da prua a poppa, come albero di trinchetto, albero di maestra e albero di mezzana

Ancora : Strumento che, facendo presa sul fondo marino, impedisce ad una nave di spostarsi per effetto delle correnti, del moto ondoso, del vento o di qualsiasi altro fattore accidentale.

Ammainare :Far scendere un oggetto qualunque sospeso da una cima o da una catena. Lo si adopera per le vele, per i pennoni, per le imbarcazioni, per le bandiere, per le balle di merce, ecc.

Antenna :Nome specifico della parte dell’alberatura alla quale è superiormente inferita una vela latina. E’ posta trasversalmente all’albero, inclinata, con la parte più in basso (carro) verso prora a quella più in alto (penna) verso poppa. Porta inserita, per il suo lato più lungo, una vela latina.

B

Beccheggio, beccheggiare :Il movimento di oscillazione di una nave, per effetto delle onde del mare, nel senso longitudinale sollevando alternativamente la prua e la poppa.

Babordo : Termine usato per indicare il lato sinistro della nave e distinguere la posizione di qualunque cosa a bordo (in coperta a babordo..., ancora di babordo..., ecc.). Corrisponde alla sinistra di chi è rivolto verso prora.

Baglio : Elemento strutturale arcuato degli scafi che sostiene il ponte (nelle navi minori esclusivamente quello di coperta) e che collega le murate tra loro. Negli scafi in legno è costituito da una trave a sezione rettangolare ed è generalmente disposto in corrispondenza di ogni ossatura.

Bagnasciuga : E’ quella parte della superficie esterna della nave delimitata superiormente dalla linea di galleggiamento a pieno carico e inferiormente dalla linea di galleggiamento della nave scarica.

Boccaporto : Propriamente, apertura, in genere quadrangolare, fatta nel ponte di coperta per consentire l'accesso e il carico nei locali sottostanti

C

Calafataggio : Operazione con la quale, al momento della posa in opera del fasciame o delle tavole del ponte di una nave, veniva eseguito il riempimento delle giunzioni tra elementi in legno. Venivano utilizzate filacce ritorte (o stoppa) imbevute di pece, inserite a forza con speciali scalpelli nelle giunzioni del fasciame (comenti) per renderle stagne, senza tuttavia togliere loro l’indispensabile elasticità.

Carena : La parte inferiore e immersa di una nave detta anche opera viva. La forma e la linea della carena influenzano non poco le qualità dello scafo, con riguardo alla galleggiabilità, alla stabilità, alla manovrabilità e alla resistenza al moto ondoso.

Cambusa -cambusiere :La cambusa è il deposito dei viveri. Il cambusiere è il consegnatario dei viveri.

Carenaggio :Operazione con la quale si porta una nave completamente in secco per eseguire la pulizia e la protezione della carena. Veniva eseguita un tempo con pece spalmata o con un rivestimento di sottili lastre di rame.

Chiglia : Elemento strutturale fondamentale di ogni costruzione navale posto nel senso longitudinale dello scafo e appartenente alla struttura del fondo; è costituito da una trave, o da una serie di travi saldamente connesse, che sotto alla carena, si estende dalla ruota di prua al dritto di poppa e sostiene i madieri delle coste trasversali. Talvolta è rinforzata da una struttura collocata al di sopra, detta controchiglia. Negli scafi di legno è costituita da una grossa trave stagionata.

Cima : Denominazione marinaresca generica di ogni fune o corda di fibra vegetale che abbia un diametro di media dimensione. Per quelle più piccole si usa il termine sagola.

Costa (Costola) : Ciascuno degli elementi resistenti fondamentali della struttura trasversale di ogni scafo che, opportunamente distanziati, contribuiscono a dare forma e robustezza allo scafo. Nelle costruzioni in legno si componeva di quattro pezzi, denominati dal basso verso l’alto: madiere, staminale, scalmo e scalmotto. Le coste (o costole), sempre molto numerose, sono disposte perpendicolarmente alla chiglia, formando una curva larga.

D

Darsena :Specchio d'acqua interno ad un porto, generalmente banchinato e attrezzato per il carico e lo scarico delle merci. Oggi ne è diffuso l'uso per scopi turistici.

Deriva :Scostamento di una nave dalla sua rotta quando viene investita da una corrente che non è parallela od opposta al suo moto. Si usa anche per indicare un galleggiante in balia del vento, del mare e della corrente: "alla deriva".

Dormiente :Grossa trave corrente all'interno lungo ogni bordo della nave, destinata al rinforzo delle murate e al sostegno del ponte di coperta. Punto fisso di una manovra prima di passare per bozzelli e cavatoie.

Dritta : Solo ed unico termine (mai destra) che si deve usare per indicare il lato destro della nave e distinguere la posizione di qualunque cosa a bordo (in coperta a dritta..., ancora di dritta..., ecc.). Corrisponde alla dritta di chi è rivolto verso prora. Si dice anche "tribordo".

F

Falla :Apertura nella carena prodotta da urto nella quale penetra acqua.

fasciame : Rivestimento strutturale esterno di ogni scafo. E’ collegato alle strutture di sostegno e reso a tenuta stagna mediante il calafataggio. Garantisce robustezza e impermeabilità allo scafo.

G

Ginocchio :Elemento della costruzione navale che, affiancato al madiere, forma il trave di fondo dell'ossatura negli scafi in legno di costruzione tradizionale. E' anche il raccordo fra il fianco ed il fondo della nave. E' anche la parte centrale del remo che trasmette il moto all'imbarcazione.

Gomena: E' un cavo torticcio generalmente di canapa, avente un diametro compreso fra 160 e 200 mm. Serve per ormeggio poppiero e, talvolta, per rimorchio.

I

Imbrogliare :L'operazione di raccogliere rapidamente le vele quadre a festoni mediante alcune funi predisposte, dette imbrogli per sottrarle all'azione del vento. Le vele auriche sono raccolte con imbrogli che ne contengono la discesa sul boma.

Issare :Alzare a mano, con sistemi funicolari, vele, bandiere, pesi, ecc. Issare a segno: sino al segno predisposto sul tirante. Issare a baciare: sino a portare i due bozzelli del paranco a contatto.

M

Madiere : Elemento della struttura trasversale di ogni scafo in legno costituito dal collegamento fatto immediatamente al di sopra della chiglia tra le costole dei due lati o tra i loro staminali, quando esse abbiano struttura composta. "Per madiere" significa disposto trasversalmente alla nave.

Murata: Nome generico e comprensivo del fianco della nave, con speciale riguardo alla sua parte emersa. Si usa l'espressione "a murata" per indicare che un punto o un oggetto è verso i lati

N

Nassa : Rete a cono, o gabbia della stessa forma, munita di una o più bocche. E' uno strumento da posta che viene collocato nei luoghi dove si concentrano diverse specie ittiche

Nodo : Unità di misura della velocità di un’imbarcazione, corrispondente al tempo impiegato per percorrere un miglio marino (metri 1852). La denominazione deriva dal funzionamento dell’antico solcometro a barchetta

O

Opera morta : La parte emersa dello scafo fino al ponte superiore con esclusione delle sovrastrutture.

Opera viva : La parte immersa dello scafo di una qualsiasi imbarcazione

Ordinata : Sinonimo moderno di costa, cioè ossatura dello scafo giacente nello stesso piano trasversale. Quella di maggiore larghezza è l’ordinata maestra, corrispondente alla sezione maestra della nave.

Ormeggiare : Uno o più mezzi di ritenuta di una nave affinché possa rimanere in una determinata posizione resistendo all’azione del vento e del mare.

Ormeggio : Ciascuno dei cavi o catene distesi e attestati per ormeggiare una nave.

Osteriggio :Copertura a lucernario posta sulle aperture del ponte che danno luce e aria ai locali sottostanti. Un tempo veniva detta anche "spiraglio".

P

Pagliolato : Il tavolato che ricopre il fondo di un'imbarcazione.

Paramezzale : Elemento strutturale longitudinale dello scafo della nave posto al di sopra della chiglia. E’ una trave sistemata sui madieri, collegata a rinforzo della chiglia e rinforzata superiormente con un altro elemento detto sopraparamezzale.

Paratia :Ognuno dei tramezzi verticali, di legno o di lamiera, che dividono lo spazio interno di uno scafo o delle sue sovrastrutture.

Passerella :Ponte stretto e leggero, dotato di battagliola, che collega i casseri e le altre sovrastrutture per facilitare il movimento
dell'equipaggio quando la coperta è investita da colpi di mare. E' anche un asse mobile, provvisto di ruote, che serve per far salire e scendere le persone quando la nave o l'imbarcazione è in banchina.

Pescaggio : si intende l'altezza della parte che rimane immersa nell'acqua e che intercorre quindi tra la linea di galleggiamento e il punto inferiore estremo della chiglia.

Ponte:Qualsiasi struttura continua che divida orizzontalmente una nave o ne copra lo scafo; in questo ultimo caso viene chiamato "ponte di coperta" o semplicemente "coperta". E’ costituito da elementi portanti trasversali (bagli) e longitudinali (anguille) e dal fasciame sovrastante ad essi.

Ponte di comando: Sovrastruttura elevata rispetto alle altre ed ubicata generalmente verso prora da dove il Comandante dirige la navigazione della nave nelle condizioni ottimali di visibilità e disponendo degli organi di governo (timone) e di guida (bussola).

Poppa: Dal latino puppis è l’estremità posteriore di una nave, opposta alla prua.

Prua: Estremità anteriore della nave conformata in modo da fendere l’acqua.

R

Remo : E’ una lunga asta di legno culminante ad un’estremità con una pala larga e piatta che funzione come una leva con fulcro nell’acqua, resistenza allo scalmo e potenza nell’impugnatura.

Risacca : Movimento di ritorno della massa d’acqua di un’onda che, infrangendosi su ostacoli naturali o artificiali, è fermata e respinta.

Rollio: Il movimento di oscillazione di una nave per effetto delle onde del mare nel senso trasversale sollevando alternativamente i due fianchi.

Rosa dei venti : Rappresentazione grafica entro un cerchio della direzione dei venti corrispondenti ai punti cardinali e intercardinali. Risulta dalla suddivisione in 360° del piano dell’orizzonte. Anticamente era divisa in otto parti, quattro cardinali e quattro intercardinali, che corrispondevano agli otto venti: tramontana (Nord 0°), Greco (Nord-Est 45°), Levante (Est 90°), Scirocco (Sud-Est 135°), Ostro o Mezzogiorno (Sud 180°), Libeccio (Sud-Ovest 225°), Ponente (Ovest 270°), Maestro (Nord-Ovest 315°).

S

Sartia : Cavo disposto lateralmente che serve a fissare gli alberi nelle imbarcazioni a vela.

Scafo : E’ il corpo di qualsiasi nave o natante. E’ costituito da due parti ideali: quella immersa (opera viva) che fornisce la spinta al galleggiamento e quella emersa fino al ponte superiore -escluse le sovrastrutture - (opera morta).

Scalmo : Nelle comuni imbarcazioni a remi o da pesca, è costituito da una caviglia, in genere di legno, infissa sul bordo, con la quale, mediante una legatura detta stroppo, i remi sono trattenuti in posizione utile per la voga.

Scandaglio : Strumento con il quale si misura la profondità del mare e si individua la natura del fondale: è costituito da un peso di piombo a forma di tronco di cono affusolato e cavo in modo da riportare in superficie campioni del fondo (piombino) del peso da 5 a 20 kg in relazione alla lunghezza della sagola e da una sagola marcata in braccia (1828,8 mm) o in metri

Scotta : Cavo di manovra, semplice o con paranco, utilizzato per tendere (bordare) gli angoli inferiori delle vele secondo la direzione del vento

Scheletro: Il complesso delle membrature dello scafo senza il fasciame. E' detto anche carcassa.

Sentina : E’ la parte inferiore interna dello scafo nella quale sono raccolte le acque di scolo che non possono essere avviate fuori bordo.

Stiva : Propriamente lo spazio compreso tra il più basso dei ponti di una nave e la sua sentina. Nelle navi mercantili è lo spazio destinato a contenere il carico.

Stoppa : Cascame della pettinatura della canapa, usato per il calafataggio degli scafi in legno.

T

Tagliamare : Spigolo anteriore del dritto di prua, chiamato così perché fende l’acqua con il moto della nave.

Timone : Organo direzionale dei natanti, generalmente costituito da una pala di forma rettangolare o leggermente trapezoidale nella parte immersa, che si restringeva con un breve raccordo nella parte emersa. Il timone è posto su un asse verticale e collegato con cerniere al dritto di poppa, ed è in grado di far compiere spostamenti angolari alla nave

Tribordo : Parola mutuata dal francese che significa dritta in contrapposto con babordo che significa sinistra.

V

Vela : Superficie di tela o di tessuto sintetico distesa sugli alberi in modo da utilizzare il vento come forza propulsiva. Le vele antiche erano costruite in tela olona; oggi sono usate fibre in poliestere in poliammide.

Z

Zavorra : Peso temporaneo o fisso imbarcato in posizione opportuna per correggere l’assetto di una nave o per assicurarle maggiore stabilità


FONTI
http://www.racine.ra.it/nonocircolo/classe...stor/flotta.htm

http://www.imperium-romanum.it/IR/legioni_...grom_flotta.htm

http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_981...ria_navale.html

http://www.itermaritimum.com/Orvieto/La%20...ta%20romana.htm

http://www2.rgzm.de/navis/Musea/Ostia/Fiumicino_Italiano.htm

http://www.webalice.it/cherini/Roma/roma.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Marina_militare_romana

http://www.lcavour.it/Studenti/Ricerche%20...leia/G.navi.htm

Edited by KyrosMa - 23/8/2009, 21:12

K Y ROS
 
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view post Posted on 24/3/2009, 22:15 Quote
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Altre Fonti

In questo sito http://www.cantierimodellinavali.it/Book_T...eme_Romana.html vi sono delle immagini su come costruire un modellino di una trireme.
Queste immagini possono servire per trova qualche spunto per il gioco

Anche in quest'altro, http://www.viagginellastoria.it/archeolett...1937triremi.htm varie immagini e leggete l'articolo ,cosi come in questo http://www2.rgzm.de/navis/Musea/Ostia/Fiumicino_Italiano.htm

K Y ROS
 
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2 replies since 23/10/2008, 21:57